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rchivio anno XIX (2016), n. 18 (2)
ISSN 2038-3215
A
ntropologico
M
editerrAneo
ARCHIVIO ANTROPOLOGICO MEDITERRANEO on line
anno XIX (2016), n. 18 (2)
S S U
emeStrale di cienze mane
ISSN 2038-3215
Università degli Studi di Palermo
Dipartimento Culture e Società
Sezione di Scienze umane, sociali e politiche
Direttore responsabile
Gabriella D’aGostino
Comitato di redazione
Daniela bonanno, serGio bonanzinGa, iGnazio e. buttitta, Gabriella D’aGostino, FerDinanDo Fava,
alessanDro Mancuso, vincenzo Matera, Matteo Meschiari, rosario Perricone, DaviDe PorPorato
(website)
Impaginazione
alberto Musco (oFFicina Di stuDi MeDievali)
Comitato scientifico
Marlène albert-llorca
Département de sociologie-ethnologie, Université de Toulouse 2-Le Mirail, France
antonio ariño villarroya
Department of Sociology and Social Anthropology, University of Valencia, Spain
antonino buttitta
Università degli Studi di Palermo, Italy
iain chaMbers
Dipartimento di Studi Umani e Sociali, Università degli Studi di Napoli «L’Orientale», Italy
alberto M. cirese (†)
Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Italy
JeFFrey e. cole
Department of Anthropology, Connecticut College, USA
João De Pina-cabral
Institute of Social Sciences, University of Lisbon, Portugal
alessanDro Duranti
UCLA, Los Angeles, USA
Kevin Dwyer
Columbia University, New York, USA
DaviD D. GilMore
Department of Anthropology, Stony Brook University, NY, USA
José antonio González alcantuD
University of Granada, Spain
ulF hannerz
Department of Social Anthropology, Stockholm University, Sweden
MohaMeD Kerrou
Département des Sciences Politiques, Université de Tunis El Manar, Tunisia
MonDher Kilani
Laboratoire d’Anthropologie Culturelle et Sociale, Université de Lausanne, Suisse
Peter loizos (†)
London School of Economics & Political Science, UK
abDerrahMane Moussaoui
Université de Provence, IDEMEC-CNRS, France
hassan rachiK
University of Hassan II, Casablanca, Morocco
Jane schneiDer
Ph. D. Program in Anthropology, Graduate Center, City University of New York, USA
Peter schneiDer
Department of Sociology and Anthropology, Fordham University, USA
Paul stoller
West Chester University, USA
e
c
Editorial/Editoriale
5 i
d
n
I
On the Witness Stand: Environment Crises,
Disasters and Social Justice
Mara Benadusi, Sandrine Revet, Disaster trials: a step forward
7
Mara Benadusi, The Earth Will Tremble?
17
Expert Knowledge Confronted after the 2009 L’Aquila Earthquake
Andrea F. Ravenda, «We are all the injured party»:
33
activism and the right to health in an industrial pollution trial
Sandrine Revet, La tempête au tribunal.
51
Trajectoires de victimes et de prévenus au cours du procès de la tempête Xynthia en France
Antonello Ciccozzi, Forms of truth in the trial against the
65
Commission for Major Risks: Anthropological notes
Irene Falconieri, «Forseeable yet unforseen events»:
83
Ethnography of a trial for unpremeditated disaster
Ragionare
Alessandro Mancuso, Antropologia, “svolta ontologica”, politica
97
133 Leggere - Vedere - Ascoltare
139Abstracts
In copertina: A protest action by “No al carbone” (© Andrea F. Ravenda)
Alessandro Mancuso
e
Antropologia, “svolta ontologica”, politica.
r
a
n
Descola, Latour, Viveiros de Castro o
i
g
a
R
Introduzione tribuita nelle scienze umane ai dualismi a cui si è
fatto prima riferimento1, ma anche alla proposta di
Da almeno due decenni si sta assistendo in di- nuovi quadri teorico-concettuali che permettano di
versi settori delle scienze umane, dall’antropologia analizzare e di comprendere ciò che Tsing (2005)
alle scienze cognitive, dalla geografia agli Science ha chiamato la “situazione globale” in cui si trova il
and Technology Studies (STS), dai Feminist Studies mondo contemporaneo. Tra queste figure di spicco,
alla filosofia, a un significativo ripensamento nei oltre alla citata Anna Tsing (ad es. 2005, 2015), si
modi di impostare la teoria e l’analisi delle relazioni possono annoverare Donna Haraway (ad es. 2003,
tra gli esseri umani e vari tipi di entità non uma- 2008), Tim Ingold (ad es. 2000, 2011, 2013, 2015),
ne (animali, piante, artefatti tecnologici e artistici, Marilyn Strathern (ad es. 1988, 1992), Philippe De-
fenomeni atmosferici, ma anche varie categorie di scola, Bruno Latour, Eduardo Viveiros de Castro.
entità “immateriali”). Anche se tutte queste figure hanno, spesso con
Questo ripensamento si è inizialmente sviluppa- presupposti e intenti diversi, avanzato una criti-
to in parallelo alla “decostruzione” dei modi in cui ca rivolta specificamente al piano “ontologico” di
tra Ottocento e Novecento sono stati configurati fondazione di questi dualismi, è in particolare agli
una serie di dualismi di ordine teorico-concettuale: ultimi tre che, come si vedrà, ci si è riferiti negli
non solo quelli tra natura e cultura e tra natura e ultimi anni per parlare di una “svolta ontologica”
società, ma anche quelli tra soggetto ed oggetto, tra (ontological turn)2 che, dopo quelle “linguistica”,
individuo e società, tra persone e cose, tra mentale e “interpretativa” e “postmoderna”, starebbe carat-
materiale, tra scienza e politica. Una spinta ulterio- terizzando attualmente le scienze umane e l’antro-
re a questa operazione di decostruzione è venuta, pologia in particolare3.
soprattutto nell’ultimo decennio, da un’accresciuta In questo saggio mi propongo di compiere un
percezione dell’aggravamento della crisi ambienta- esame critico e un confronto degli approcci antro-
le su scala planetaria (di cui è un segnale l’aumen- pologici di Descola, Latour e Viveiros de Castro,
tata diffusione, non solo nelle scienze umane, della privilegiando due questioni parzialmente intercon-
proposta lanciata nel 2000 da Crutzen e Stoermer nesse: quella dei modi in cui essi trattano la dimen-
secondo cui da circa duecento anni è iniziata una sione dei rapporti di potere e quella della loro possi-
nuova era geologica: il cosiddetto “Antropocene”, bile ricaduta politica delle loro posizioni teoriche4.
cfr. Moore 2016) e della debolezza e scarsa credibi- Questi problemi sono stati recentemente posti in
lità delle misure e delle politiche di eco-governance relazione a ciò che accomuna i vari filoni di studio
globale (Göbel, Góngora, Ulloa 2014; Howe 2015; che vengono generalmente riuniti sotto l’ombrello
Jaramillo 2013; Lemos, Agrawal 2006) prese finora dell’ontological turn5, e nel dibattito su espressioni
dagli organismi internazionali. La dimensione glo- come “politica ontologica” e “ontologia politica”.
bale e il carattere sempre più pervasivo di questa Gli approcci allo studio delle “ontologie” han-
emergenza non solo ha reso indifferibile il conso- no svolto un ruolo importante per il rinnovamento
lidamento di una prospettiva, ecologica e politica, del campo disciplinare, contribuendo a riportare
che consenta di vedere l’ambiente come la “casa co- l’attenzione su una serie di questioni di ordine an-
mune” in cui esseri umani e non umani “abitano” e tropologico che non solo nella fase più influenzata
si relazionano tra loro, ma ha fatto dei diversi modi dalle teorie “postmoderne” e “decostruzioniste”,
possibili di considerare i loro rapporti un tema fon- ma anche in quelle anteriori, erano state messe ai
damentale di riflessione. margini o trattate con una buona dose di moderno-
In questo contesto epocale, da diverse figure di centrismo oggi non più difendibile. I movimenti
spicco dell’antropologia contemporanea è venuta che si sono identificati con la “svolta ontologica”
una forte sollecitazione indirizzata non soltanto o che a questa possono essere accostati sono stati
alla decostruzione della pretesa di universalità at- in questo senso fondamentali, ma è da una “critica
Archivio Antropologico MediterrAneo on line, anno XIX (2016), n. 18 (2)
della loro critica”, ancora in gran parte da elabora- estetica e delle tecniche pittoriche, l’espansione
re, che potrà venire un più duraturo rinnovamento dei confini del mondo, il progresso delle arti mec-
del sapere antropologico. caniche e il dominio accresciuto che essa auto-
rizzava, il passaggio da una conoscenza fondata
sull’interpretazione delle similitudini a una scien-
Descola: la “grammatica delle ontologie” za naturale dell’ordine e della misura (ibidem).
Come si è anticipato, Descola, Latour e Eduar- Seguendo Foucault, Descola sostiene che nel
do Viveiros de Castro hanno proposto, ognuno per XVII secolo l’apparizione della natura come «do-
conto proprio, una “genealogia” dei dualismi tra na- minio ontologico autonomo, come campo di ricer-
tura e cultura, natura e società, soggetto ed oggetto, ca e di sperimentazione scientifica, come oggetto da
individuo e società, persone e cose, e mentale e ma- sfruttare e da migliorare» (ibidem: 93), si accompa-
teriale, e del ruolo che essi hanno assunto nell’im- gna all’invenzione della nozione di “natura umana”
postazione delle moderne discipline scientifiche, come composto di “natura” e di “qualcos’altro”
seguendo in questo il processo di “modernizzazio- che trascende quest’ultima: è nel cercare di ripen-
ne” del mondo. In questo paragrafo partirò proprio sare cosa sia questo “qualcos’altro” che Descartes
dalla “genealogia” tracciata da Descola, mettendola propone la sua teoria del soggetto del cogito e la
in rapporto con l’impianto teorico generale da lui sua distinzione tra res cogitans e res extensa, che
esposto in Oltre natura e cultura (2014a [2005]). nell’essere umano si troverebbero tuttavia connesse
Per l’antropologo francese, i dualismi tra natura mediante la ghiandola pineale. Tuttavia, è solo nel
e cultura e tra natura e società hanno avuto un ruo- corso del Diciannovesimo secolo che «il concetto di
lo fondamentale nello sviluppo dell’antropologia società come totalità organizzata comincia a pren-
come “discorso sulla specificità della natura uma- dere corpo, e, dunque, a configurarsi in opposizio-
na” che si propone di sottoporre a riscontro empiri- ne alla natura» (ibidem: 95). Ancora più recente è
co le proprie ipotesi teoriche (ad es. Descola 2009); l’elaborazione del concetto di cultura come «tutto
il consolidamento di quest’ultima come disciplina ciò che, nell’uomo e nei suoi prodotti, si distacca
autonoma nella prima metà del Ventesimo secolo dalla natura e ne organizza un senso» (ibidem: 96);
ha infatti alle sue spalle la maniera in cui il pensiero esso viene a giocare un ruolo centrale nello svilup-
filosofico e scientifico nello stesso periodo giunge a po dell’antropologia come campo disciplinare: sia
strutturare questi due dualismi per definire quale in quei suoi filoni teorici in cui ci si concentra sulla
sia il posto dell’uomo nel cosmo, ossia, si potrebbe declinazione di questo concetto “al singolare” sia in
dire, il rapporto tra antropologia e cosmologia. quelli in cui si assume la “pluralità delle culture”,
Il passo decisivo è in questo senso identificato l’opposizione alla natura è elemento fondamentale
nell’affermazione in Europa, nel corso dell’età mo- nell’articolazione del suo significato.
derna, di una particolare idea di natura, intesa come Parallelamente allo sviluppo dell’antropologia
una totalità di fenomeni “oggettivi” di cui gli uomi- come disciplina, prosegue Descola, si articola in
ni sono sia parte sia (e in questo sta la loro specifici- filosofia il dibattito sulle differenze di metodo e
tà esistenziale) impegnati in un processo di “messa di obiettivi conoscitivi tra “scienze della natura”
a distanza”, di distacco e di emancipazione di se e “scienze della cultura (o dello Spirito)”. Questo
stessi rispetto ad essa e alle sue “leggi”. Per Desco- spostamento della contrapposizione tra natura e
la, non è un caso che quest’idea si affermi proprio cultura da un piano “ontologico” a uno “episte-
in quest’epoca e in questa parte del mondo. Ciò si mologico” rinforza l’idea che «lo studio delle realtà
deve alla particolare concatenazione cumulativa di culturali si opponga allo studio delle realtà natura-
concezioni cosmologiche e antropologiche, eredi- li» (ibidem: 101). Nell’antropologia novecentesca,
tate dalla filosofia greca e dalla teologia cristiana, la spiegazione, su entrambi i piani, di come si pos-
che caratterizza la storia precedente del mondo eu- sano mediare i dualismi tra natura e cultura e tra
ropeo, gettando le basi per diffondere e stabilizzare natura e società per dar conto della specificità della
l’idea dell’esistenza di un dualismo fra «un mondo natura umana è diventata «il problema originario
delle cose, dotato di una fattualità intrinseca, e un e originale cui questa scienza ha tentato di rispon-
mondo degli umani retto dall’arbitrario del senso» dere» (ibidem). Più in generale, non solo in questa
(2014a: 87)6. Nel corso di quella che Foucault ha disciplina ma nella traiettoria novecentesca di molti
chiamato Età Classica, saperi sulla natura e sull’uomo, ciò che accomuna
approcci apparentemente opposti, quali il “moni-
l’emergere della cosmologia moderna risulta da smo naturalista” e il “relativismo multiculturalista”,
un processo complesso in cui sono inestricabil- è il «postulato che il mondo può essere distribuito
mente mescolati l’evoluzione della sensibilità fra due tipi di realtà di cui si tratta di mostrare l’in-
terdipendenza» (ibidem: 102). Ma questo postula-
98
Alessandro Mancuso, Antropologia, “svolta ontologica”, politica Descola, Latour, Viveiros de Castro
to, nel conferire carattere di universalità oggettiva contributi conoscitivi dell’antropologia debbano
a questi dualismi, si dimostra oggi, alla luce delle limitarsi a quello che egli chiama, polemicamente, e
indagini etnografiche e storiografiche, «un ostacolo “etnografismo” (Descola 2014c: 440)10. r
a
formidabile alla comprensione adeguata delle onto- Il suo intento è di contribuire all’elaborazione di n
o
logie e delle cosmologie le cui premesse differisco- un “universalismo relativo” (2014a: 306; cfr. Breda
i
g
no dalle nostre» (ibidem: 104)7. 2014: 19-20) meno etnocentrico di quello moder-
a
Per Descola, non deve sorprendere che l’idea no, e di farne la base per una rifondazione dell’an- R
di un dualismo ontologico ed epistemologico tra tropologia in quanto campo disciplinare; solo così è
natura e cultura/società non si incontri tra le po- possibile sottrarre quest’ultima a due opposte ten-
polazioni e nelle cosmologie studiate dagli antro- denze in cui egli vede il rischio della sua dissoluzio-
pologi e dagli storici delle civiltà extra-europee, dal ne. La prima tendenza sarebbe per Descola la sua
momento che esso, anche nell’Europa moderna, si deriva “culturalista” prospettata dalla “svolta post-
è affermato solo in tempi abbastanza recenti. Né, moderna”: in essa sarebbe insita una propensione
a differenza di quanto, più o meno esplicitamen- ad abbandonare il progetto di ricondurre la diver-
te, è stato sostenuto in tutte le principali correnti sità umana a princìpi invarianti dalle cui possibilità
dell’antropologia novecentesca, questi dualismi di combinazione essa è generata; in quest’orizzonte
moderni corrisponderebbero a una rappresentazio- la ricerca e il sapere degli antropologi consistono
ne di “come è” il mondo, di “ciò che vi esiste” e soprattutto nell’abilità di produrre etnografie origi-
della specificità della natura umana, più empirica- nali per i temi d’indagine e gli stili di presentazione,
mente accurata e fondata di altre worldviews (come e diventano prossimi all’ambito della letteratura,
si vedrà, una nozione aborrita, al pari di quelle di della critica letteraria e dei cultural studies (Desco-
credenza e di metafora, da tutti i più noti esponen- la 2009). La seconda tendenza è invece prospettata
ti del cosiddetto ontological turn, che le associano dalla tendenziale riduzione dell’antropologia socio-
a dicotomie, che occorre superare, tra “realtà” e culturale a una posizione ancillare all’interno dei
“rappresentazione”, e tra “letterale” e “figurato) programmi di ricerca e dei termini di dibattito delle
basate su diverse premesse. Inoltre, da questo stes- scienze cognitive, nei cui indirizzi egemoni, gene-
so punto di vista, le spiegazioni di queste ultime ralmente etichettabili sotto l’ombrello della “psico-
in chiave “intellettualista” o “simbolista”8 hanno logia evoluzionista”, egli vede l’espressione di una
spesso equivalso a una forzatura dei sensi annessivi opposta deriva “naturalista”, anch’essa, come la
dai “nativi” ed espressi sia nei discorsi verbali sia prima, prodotto tardo di una crisi in cui sarebbero
nella loro traduzione in pratica. Queste spiegazioni, entrati i dualismi moderni, ma incapace di trascen-
nella misura in cui mirano a salvaguardare il valo- dere la loro logica (Descola 2014a)11.
re oggettivo dei dualismi moderni ma al contempo Per fornire un’alternativa a queste due tenden-
quello di una razionalità comune a tutti gli esseri ze, un nuovo progetto di conoscenza antropologi-
umani, che produrrebbe conoscenze diversamente ca che miri a comprendere la diversità umana nei
valide per oggettività solo per mancanza di un’ade- termini di una “ecologia delle pratiche”, deve fon-
guata base empirica (spiegazione intellettualista), o darsi non sull’accostamento induttivo dei “dati” et-
per il privilegio della dimensione simbolica su quel- nografici “collezionati” ma su una teoria che offra
la pratica (spiegazione simbolista), finirebbero per dei modelli generali e che possa essere corroborata
negare l’evidenza che proviene dalla documenta- da quei dati: riprendendo le formulazioni di Lévi-
zione etnografica9. Strauss e Leach, la generalizzazione deve fondare la
Ma allora da dove ripartire? Secondo Descola, comparazione.
una rinnovata analisi comparativa non solo delle Secondo Descola, l’universale antropologico
cosmologie, ma delle “pratiche” che vi sarebbero che permette di ancorare la costruzione di questo
legate, e delle “antropologie”, ossia dei modi di programma teorico è dato dal carattere “antepre-
tracciare relazioni di continuità e discontinuità tra dicativo” dell’esperienza intuitiva di sé, che Hus-
umano e non umano, deve trovare (similmente a serl e la tradizione filosofica fenomenologica fan-
quanto provò a fare Lévi-Strauss per proporre la no consistere nell’intenzionalità della coscienza,
propria teoria delle strutture della parentela par- come distinta dal proprio corpo e dagli “oggetti”
tendo dall’universalità della proibizione dell’ince- che costituiscono i suoi (della coscienza) conte-
sto) un ancoraggio in un principio comune alla base nuti. Da questo punto di vista, il sé individuale si
della loro costruzione che possa essere considerato, concepirebbe intuitivamente e costituzionalmente
a differenza dei dualismi tra natura e cultura e tra come una dualità composta da due componenti che
natura e società, un universale antropologico. Sotto l’antropologo francese propone di chiamare “inte-
questo profilo, egli rifiuta di assumere sia una po- riorità” (la coscienza intenzionale) e “fisicalità” (il
stura di tipo “relativista”, sia quella per la quale i proprio corpo, con gli affetti e le disposizioni ad
99
Archivio Antropologico MediterrAneo on line, anno XIX (2016), n. 18 (2)
esso connesse), una tesi di ordine filosofico che combinatorio, ma nel recupero, che è anche una ri-
Descola ritiene tuttavia supportata da certi risultati visitazione, di termini e concetti centrali nella storia
della psicologia cognitiva e della linguistica compa- dell’antropologia, quali quelli di animismo e di to-
rata (Descola 2014a). In più, l’esperienza che il sé temismo, che vengono a designare due dei quattro
fa del (e nel) mondo consiste nell’“oggettivazione”, modi di identificazione13. Anche nel caso del “na-
mediante il confronto con questi due “poli” dell’e- turalismo”, Descola ha fatto ricorso a un termine e
sperienza intuitiva di se stessi, di tutto ciò che è un a un concetto il cui impiego, per riferirsi alla speci-
aliud, ossia un “altro da sé” non ancora “determi- ficità della conoscenza scientifica moderna, era già
nato”, come condizione per la sua conoscenza e per diffuso.
l’instaurazione di relazioni con questo “altro”12. Meno radicato in usi pregressi è il termine “ana-
Il passaggio chiave, a questo punto della sua ar- logismo”, scelto per designare la quarta possibilità
gomentazione, è la connessione che l’antropologo combinatoria, e non è probabilmente un caso che
francese istituisce tra le modalità di “identificazio- esso, a differenza degli altri, non comparisse nei pri-
ne” dell’altro da sé e i modi di tracciare continui- mi testi in cui Descola espone il concetto di modi di
tà e discontinuità (ossia somiglianze e differenze) identificazione (Descola 1992, 1996), essendo sta-
“ontologiche” tra umano e non umano, connessio- to introdotto solo in Oltre Natura e Cultura, e che
ne a cui, inoltre, egli assegna una priorità in ciò che molte delle critiche rivolte alla sua teoria riguardino
concerne la strutturazione degli “schemi integrato- l’avere considerato come esempi di “analogismo”
ri” delle pratiche (che invece riguardano in modo concezioni cosmologiche e del sé apparentemen-
omologo qualunque “altro”, sia umano che non te molto diverse, come quelle diffuse nella Grecia
umano), e dei “collettivi”. Quest’ultimo concetto è classica, nella Cina Antica, nelle espressioni della
mutuato da Latour (ad es. 2005). Descola lo ripren- “cultura alta” dell’Europa medievale e quattro-cin-
de, adattandolo, per designare le “associazioni” che quecentesca, nell’Africa subsahariana, nelle Ande e
“mettono assieme” “esistenti” umani, distinguen- nel Messico indigeno. Intorno all’unitarietà dell’a-
doli da uno (“naturalismo”) o più (“animismo”) nalogismo come “tipo ontologico” si sono in parti-
raggruppamenti corrispondenti di “non-umani” o colare pronunciati criticamente diversi degli inter-
che, invece, riuniscono entrambi in modo “cosmo- venuti (Feuchtwang 2014; Kapferer 2014) nel book
centricamente” inclusivo (“analogismo”) oppure symposium dedicato alla traduzione inglese di Oltre
attraverso la distribuzione degli uni e degli altri in natura e cultura e pubblicato su HAU, come anche
partizioni complementari (“totemismo”). Lloyd (2008, 2011, 2012), in alcuni lavori incentrati
La tipologia quadripartita dei “modi di identi- sulle possibilità di applicazione dell’impianto teo-
ficazione” proposta da Descola è sicuramente l’a- rico descoliano ai casi della Grecia classica e della
spetto della sua teoria che è divenuto più “popola- Cina antica.
re” tra gli studiosi: Le perplessità espresse da diversi specialisti in-
torno all’inclusione di questi casi variegati, anche
le formule autorizzate dalla combinazione dell’in- per la loro distribuzione spaziotemporale, all’inter-
teriorità e della fisicalità sono molto ridotte: di no di una tipologia ontologica “analogista” sono
fronte a un altro qualunque, umano o non uma- inoltre derivate dall’evidente contrasto con la di-
no, posso supporre che possieda degli elementi di stribuzione limitata, sotto questo profilo, degli altri
fisicalità e di interiorità identici ai miei, sia che la modelli ontologici: in Oltre natura e cultura, il to-
sua interiorità e la sua fisicalità siano distinte dalle temismo, come ontologia dominante, è considera-
mie, sia ancora che abbiamo delle interiorità simi- to confinato all’Australia aborigena, il naturalismo
li e delle fisicalità eterogenee, sia infine che le no- all’Europa moderna, con l’animismo che da questo
stre interiorità siano differenti e le nostre fisicalità punto di vista rappresenterebbe un caso interme-
analoghe. Chiamerò “totemismo” la prima com- dio, essendo riscontrabile, secondo Descola, nell’A-
binazione, “analogismo” la seconda, “animismo” mazzonia e nel Nord-America indigeni, e in molte
la terza e “naturalismo” l’ultima. Questi princìpi popolazioni “di interesse etnografico” ubicate tra
di identificazione definiscono quattro grandi tipi Asia settentrionale, Mongolia e sud-est asiatico.
d’ontologia, cioè di sistemi di proprietà degli esi- Come è noto, alla stessa concettualizzazione del
stenti, i quali servono da punto di ancoraggio a totemismo come “modo di identificazione”, Desco-
forme contrastive di cosmologie, di modelli del la è approdato - in seguito alla critica mossagli da Vi-
legame sociale e di teorie dell’identità e dell’alte- veiros de Castro (1998: 473, 2015: 233-235; cfr. De-
rità (2014a: 141). scola 2014a: 143) - solo nel suo opus magnum; ciò ha
implicato l’abbandono del senso in cui Lévi-Strauss
Le ragioni di questa popolarità risiedono pro- aveva ripensato questo concetto, su cui Descola si
babilmente non solo nella semplicità dello schema era inizialmente basato per avanzare la tesi di una
100
Alessandro Mancuso, Antropologia, “svolta ontologica”, politica Descola, Latour, Viveiros de Castro
sua contrapposizione, sul piano dei concetti della mile orientamento è ben illustrato dal recente libro
distinzione tra umano e non umano, all’animismo di Luis Cayón (2013) sulla cosmologia dei Makuna e
(Descola 1992, 1996). Soprattutto da parte di que- dell’Amazzonia nord-occidentale, considerata sia r
a
gli studiosi di più stretta osservanza lévi-straussiana da Descola che da Viveiros de Castro, sulla scorta n
o
questo passaggio di piano concettuale, per di più dei lavori di Kaj Århem (ad es. 1996) un prototi-
i
g
operato su una nozione la cui consistenza empirica po di “animismo”. Dalla ricchissima documenta-
a
era stata al centro della pars destruens de Il totemi- zione etnografica contenuta nel lavoro di Cayón, R
smo oggi e de Il pensiero selvaggio, non è stato bene la cosmologia makuna appare invece, se si vuole
accolto. In particolare, Desveaux (2007) ha indiret- mantenere la tipologia delle ontologie di Descola,
tamente polemizzato con Descola a proposito del molto prossima all’analogismo, ma in effetti ciò
suo riferimento (2014a: 182-185) all’etnologia dei che emerge è, come lo stesso antropologo colom-
gruppi di lingua algonchina dell’America del Nord biano suggerisce nell’introduzione (Cayón 2013:
per illustrare il caso di un’ontologia “indigena” che 35-38), che questa tipologia è capace solo fino a un
sarebbe caratterizzata dalla coesistenza di “animi- certo punto di dar conto della sua complessità. È
smo” come modo di identificazione dominante e impossibile in poco spazio riassumere i contenuti
“totemismo” come “modo minore”. Descola ave- del libro di Cayón, in cui uno dei temi privilegiati
va in questo caso basato la sua tesi su un saggio di (si vedano in particolare i capitoli centrali, intitola-
Fogelson e Brightman (2001) sui significati della ti “La maloca cosmo”, “I componenti del mondo”
parola “totem” tra gli Ojibwa, da cui, come è noto, e “Vere persone”) è la teoria makuna del cosmo e
il termine proviene originariamente. I due antro- della persona, e in particolare «il ruolo dei luoghi
pologi vi avevano sostenuto che tra gli Ojibwa e, nella costituzione della persona […] mediante lo
più ampiamente, tra i gruppi algonchini, si possono sciamanesimo» (ibidem: 38, 41), la cui comprensio-
scorgere concezioni per cui il rapporto tra specie ne, scrive l’antropologo colombiano, proprio dopo
animali e sottogruppi è rappresentato in termini di avere riconosciuto l’importanza degli apporti degli
apparentamento, anche se quest’ultimo, più che a approcci “ontologici” al rinnovamento dell’etnolo-
un’idea di consustanzialità, si riferisce a relazioni di gia dell’Amazzonia indigena, nondimeno «conduce
prossimità mediate da un rapporto di tipo ecologi- per altri cammini», richiedendo l’uso «di lenti di
co con il territorio. Desveaux ha invece affermato ingrandimento più forti» (ibidem).
che l’interpretazione di Fogelson e Brightman è Già dalle enumerazioni dei componenti del
etnograficamente infondata e ha aggiunto, a que- mondo secondo i Makuna descritte da Cayón in
sto proposito, che vi è una contraddizione tra la un lungo paragrafo dell’opera significativamente
tesi di Descola secondo la quale i quattro modi di intitolato “Il libro della vita: gli abitanti del mon-
identificazione sono il risultato di schematizzazioni do” (ibidem: 283-305), l’idea di trovarsi di fronte a
che integrano campi disparati dell’esperienza, e il un’ontologia che Descola definirebbe “analogista”
fatto, cui si è prima fatto riferimento, che secondo è difficile da fugare. Così ogni essere, sia umano che
lui due di essi giocano un ruolo dominante nelle non umano, è considerato composto da una misce-
concezioni ontologiche solo in contesti spazialmen- la variabile (a seconda non solo della sua composi-
te o temporalmente circoscritti: l’Australia nel caso zione “intrinseca”, ma anche del luogo e del tempo
del totemismo e l’Europa moderna in quello del in cui esso è situato) formata da una molteplicità
naturalismo, mentre gli altri due, ossia l’animismo di componenti raggruppabili in alcune classi prin-
e l’analogismo appaiono presenti praticamente in cipali che sono: fluidi corporali, liquidi, polveri e
tutti i continenti. amidi, veleni, oggetti rituali e sciamanici, incensi,
Senza entrare nel merito di questa critica, va os- aromi, armi, parti di pianta, argille, colori, elementi
servato che la discussione del caso Ojibwa sugge- della casa, attitudini, ognuno dei quali è suscettibi-
risce che dietro l’uso di nozioni come “apparenta- le di combinazione e trasformazione, ha un’origine
mento” e “familiarità” per riferirsi alle relazioni tra mitica distinta e produce effetti diversi a seconda
umani e non-umani, si possano in effetti annidare dei luoghi e delle epoche (ibidem: 302-304). Scrive
aspetti che sembrano esulare dalla loro codificazio- Cayón:
ne in termini di similitudini di interiorità e fisicalità
e che forse andrebbero inseriti in un quadro di cui Quando ci si riferisce a un unico componente, lo
fanno parte non solo le concezioni dello spazio e si associa agli esseri che lo ricevettero nei tempi
del tempo (peraltro considerate da Descola tra gli primigeni: per esempio le lance [un componente
“schemi integratori” fondamentali), ma, più gene- che fa parte del raggruppamento “armi”) posso-
ralmente, il complesso della cosmologia e della co- no essere di frutta silvestre, di alimenti, di yuru-
smogonia specifiche di un dato gruppo umano. parí14, di coltivazioni, di selvaggina e di pesci. A
Per ciò che riguarda l’ambito amerindiano un si- partire da ciascuno, le associazioni si sdoppiano e
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Description:Dipartimento di Studi Umani e Sociali, Università degli Studi di Napoli «L'Orientale», Italy. ALBERTO M. CIRESE (†). Università . che caratterizza la storia precedente del mondo eu- ropeo, gettando le basi per . Strauss e Leach, la generalizzazione deve fondare la comparazione. Secondo Descol